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La Medicina Funzionale

Il termine Medicina Funzionale è stato proposto dal Dr. Helmut W. Schimmel nel 1987.
La Medicina Funzionale utilizza tutto il bagaglio medico accumulato fino ad oggi e lo rilegge secondo una visione integrata di salute e di malattia che prende sempre in considerazione l'organismo intero anche per comprendere processi patologici localizzati.
Il Dr. H. Schimmel nel 1996 scrive, nel suo libro Functional Medicine vol. 1 The Origin and Treatment of Chronic Diseases: "Functional Medicine should be understood as a meaningful and necessary supplementation to Conventional Medicine. It is intended to bridge the existing diagnostic and therapeutic gaps. Functional Medicine is not antithetical to Conventional Medicine. On the contrary it offers a needed exspansion of the entire art of healing, which neither Functional, nor Conventional Medicine alone can master".
La Medicina Funzionale si basa:
  • sull'osservazione dei fenomeni fisiologici e patologici;
  • sullo studio dell'anatomia e della fisiologia, con particolare attenzione ai suoi processi biochimici
  • sulla ricerca degli agenti etiologici delle malattie;
  • sull'inquadramento del paziente secondo le Catene Causali, schematizzazione delle principali relazioni tra agenti etiologici, Organo Cuore di Catena ed organi o sistemi correlati ad esso.
L'obiettivo della Medicina Funzionale è quello di comprendere come si "diffondono" le malattie, e come mai alcuni processi morbosi restano localizzati mentre altri diventano sistemici o coinvolgono strutture apparentemente non correlate né per contiguità né per funzione all'organo o sistema primitivamente coinvolto.
LA MEDICINA FUNZIONALE SI CONCENTRA, OLTRE CHE SULLO STUDIO DELLA REALTÀ BIOLOGICA MOLECOLARE E MICROSCOPICA, SULL'OSSERVAZIONE DEI FENOMENI E SULL'ELABORAZIONE DI UNA SINTESI INTERPRETATIVA SCHEMATIZZATA DALLE CATENE CAUSALI.
Le due visioni possono, e devono, integrarsi.
D'altra parte l'impressione generale, ricavata dall'osservazione degli studi recentemente proposti dalla Medicina Accademica e dall'aumento di interesse per la Medicina Funzionale, è che si stia giungendo ad una visione della complessa realtà biologica dell'uomo in cui vengono recuperate e giustificate molte delle intuizioni che la Medicina ha raccolto nell'arco dei secoli.
Gli ultimi decenni mostrano infatti una auspicata integrazione, documentata sul versante accademico dalla nascita di nuove discipline scientifiche che integrano diverse specializzazioni (neuro-immunologia, psicobiologia, bio-fisica, bio-etica, ecc.) fra le conoscenze acquisite sui vari piani della realtà biologica e psicologica dell'uomo empirico.
Il panorama della Medicina è tuttavia ancora confuso e contraddittorio ed emerge l'urgenza di ritrovare un'etica di riferimento che guidi la ricerca scientifica e le scelte mediche.
La Medicina del futuro, per sopravvivere, dovrà essere una Medicina Integrata che accoglie l'esigenza etica di una Medicina a dimensione umana che sappia ascoltare e comprendere oltre che riparare e guarire per un più rapido progresso della Medicina in senso completo.

Il Disturbo Funzionale

Il termine disturbo funzionale sta ad indicare ciò che riguarda la funzione di un organo o di un sistema a prescindere dalla presenza di danni o compromissioni organiche, morfologiche.
Un disturbo funzionale infatti può sussistere sia in presenza che in assenza di lesione organica rilevabile: vi sono alterazioni della funzione di un organo cui non corrispondono alterazioni morfologiche rilevabili e, al contrario, esistono quadri di marcate alterazioni morfologiche d'organo cui non corrispondono apparenti alterazioni della funzionalità.
In base al criterio della funzionalità pertanto si possono avere tre diverse situazioni:
1. alterazione funzionale senza alterazione dei parametri biologici rilevabili o morfologica dell'organo come, ad esempio, in caso di gastrite o sindrome dispeptica con quadro endoscopico normale, alterazioni aspecifiche dell'alvo, cefalea, tosse, eccetera;
2. alterazione funzionale con alterazione dei parametri biologici rilevabili o morfologica dell'organo come in caso di ulcera peptica, celiachia, diverticolosi del colon, cirrosi epatica, cefalea da masse endocraniche o ipertensione arteriosa, enfisema polmonare, eccetera;
3. alterazione dei parametri biologicamente rilevabili o morfologica dell'organo senza alterazione funzionale come in caso di neoplasia gastrica o del colon o del polmone ancora asintomatica, steatosi epatica, ipertensione, dislipidemia, iniziale insufficienza renale, diabete di secondo tipo, eccetera.
I disturbi funzionali iperreattivi o disreattivi causano infiammazione acuta o cronica e nel tempo possono portare a danno cellulare, necrosi o morte cellulare fino alla degenerazione o trasformazione.
In Medicina Funzionale è molto importante anche il concetto dell'intossicazione in quanto provoca alterazioni funzionali perchè le tossine possono agire su diversi livelli: organismo, tessuti, cellule ed anche a livello di recettori.
Dopo aver raggiunto il target bersaglio, con la conseguente interazione con il sito bersaglio che può essere un recettore, un enzima, macromolecole ecc, la tossina determina infatti disfunzione cellulare e quindi nel tempo un danno.
Xenobiotici e sostanze tossiche possono arrecare disfunzione e danno cellulare di entità diverse che dipendono in primis dalla quantità/concentrazione, da tutti i possibili fattori cinetici dello xenobiotico, cioè come viene assorbito, distribuito ed infine come viene eliminato, e dalla persistenza della sostanza tossica nel suo sito d'azione.
Occorre quindi valutare attentamente il quadro clinico tenendo conto che lo studio dei sintomi e delle patologie del paziente, così come le indagini di laboratorio o strumentali, sono un mezzo per poter fare una corretta diagnosi differenziale funzionale che permette di capire il processo in atto e dialogare con la Medicina ufficiale.

Le Cause Eziopatogenetiche in Medicina Funzionale

Poichè un insulto patogeno sufficientemente forte causa una serie di danni e reazioni tali da configurare un quadro nosologico con le sue manifestazioni, riflettendo sulla patogenesi della malattia ci si deve sempre chiedere cosa distingue una reazione sub clinica da una più grave che raggiunge l'evidenza clinica.
Le manifestazioni della malattia dipendono essenzialmente dal tipo di risposta dell'ospite: uno stesso stato di sollecitazione può causare differenti risposte in individui diversi.
Infatti, come ampiamente documentato nelle malattie infettive, non tutti si ammalano durante un'epidemia, anche se provocata dallo stesso agente eziologico, e chi si ammala non lo fa sempre allo stesso modo.
Le possibili cause eziologiche che determinano disturbi funzionali comprendono:
  • tossine esogene ed endogene;
  • parassiti, virus, batteri, funghi, spore;
  • cause energetiche o debolezza organica;
  • malformazioni e alterazioni congenite e acquisite d'organo;
  • traumi;
  • hormone mimics;
  • mitocondriopatie;
  • focolai.
La Medicina Funzionale distingue due tipi di intossicazione tissutale: quella legata alla presenza reale di una tossina ponderale e quella legata alla persistenza di una informazione patologica che può rimanere a livello tessutale anche dopo che la tossina sia stata apparentemente rimossa.
Se l'informazione patologica non viene rimossa questa può approfondirsi seguendo la strada dell'impregnazione della matrice extracellulare seguendo tre stadi:
1. la tossina si deposita nella matrice extracellulare e l'intossicazione ponderale è massima;
2. se anche la prima informazione tossica è stata eliminata, può persistere un'informazione legata a disturbi nell'RNA transfert o nell'RNA ribosomiale, ad alterazioni mitocondriali, alla parte interna della membrana cellulare;
3. l'informazione tossica giunge nel nucleo e si lega al DNA, anche se l'intossicazione primaria ponderale è stata curata ed eliminata.
Mentre la tossicologia clinica classica prende in considerazione gli effetti tossici ponderali (dose-dipendenti o idiosincrasici), nella prospettiva della Medicina Funzionale acquista particolare rilevanza l'eziologia tossica legandola sia all'intossicazione dovuta alla presenza reale della tossina ponderale che alla persistenza dell'informazione tossica che può rimanere a livello tessutale anche dopo che la tossina sia stata apparentemente rimossa.
Il nostro organismo è in grado di neutralizzare la maggior parte dei tossici con i quali viene in contatto e nel corso dei millenni il nostro sistema difensivo ha convissuto con le esotossine provenienti dall'esterno e dagli alimenti.
Tuttavia oggi si assiste ad un esagerato incremento di sostanze esogene tossiche e questo può mettere in crisi i nostri sistemi difensivi e di detossificazione.

Affinità tra Tossicosi e Organo

Ciascuna tossina ha affinità diverse per i vari tessuti e organi dell'organismo.
In base alle caratteristiche biochimiche o alle evidenze clinico-epidemiologiche possiamo fornire il seguente schema di tropismo d'organo dei vari tossici:
Pancreas Pesticidi, insetticidi, alcool, glutammato, ecc.
Fegato-vie biliari Endotossine (E. Coli, Salmonella), micotossine, parassiti, tossici lipofili, alcool, farmaci, ecc.
Rene Metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio), farmaci, ecc.
Colon Metalli pesanti, micotossine, tossine alimentari, ecc.
S.N.C. Metalli pesanti, campi elettromagnetici, radiazioni, farmaci, glutammato, solventi, droghe, ecc.
Midollo osseo Solventi, citostatici, farmaci, radiazioni, ecc.
La diagnosi biochimica delle tossicosi croniche viene eseguita su sangue, siero, liquor e tessuti però se la tossina ha già raggiunto il DNA cellulare non è più possibile evidenziarla chimicamente.
È possibile eliminare le tossine dall'organismo drenandole attraverso gli emuntori. Uno degli emuntori più impegnati nel drenaggio delle tossine è il fegato che occorre sempre trattare nei casi di intossicazioni croniche per potenziarne le attività detossificanti e coleretiche.
Le informazioni che si trovano nel DNA presumibilmente sono legate come molecole tossiche all'anello del ribosio del DNA, sia in forma fissa che come legame labile, e tali informazioni determinano un'alterazione della produzione proteica.
Ma come arrivano le informazioni tossiche profonde al DNA?
Si ipotizza che esse arrivino al nucleo attraverso un legame con l'RNA.
Ad esempio, se c'è una intossicazione da amalgama, il contatto con il mercurio modifica le proprietà informazionali dell'RNA e questa alterazione viene trasferita sul DNA.
L'informazione persiste anche se la sostanza ponderale è stata eliminata. Tutto questo dipende anche dalla quantità e dalla durata dell'esposizione all'agente inquinante, ma anche da condizioni predisponenti locali quali alterazioni del pH locale o alterazioni del potenziale redox.
Secondo il Dr. Schimmel nel citoplasma si formano complessi tossine-proteine che vengono espulsi dalla membrana cellulare ed entrano nella linfa che, quando contiene un alto contenuto tossico, induce reintossicazione tessutale e cellulare con nuova alterazione informazionale degli acidi nucleici.